Chiediamo un prezzo sul carbonio

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Un campanello d'allarme senza precedenti risuona nelle nostre coscienze: occorre limitare al più presto il surriscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi. Altrimenti il rischio di un surriscaldamento aggiuntivo, anche solo di mezzo grado, potrà aggravare ulteriormente i rischi di siccità, inondazioni, calore estremo e la povertà per centinaia di milioni di persone in Europa e sul pianeta. Come sa, alcune regioni europee sono ormai costrette ad affrontare eventi meteorologici sempre più estremi, che si verificano con crescente frequenza e intensità. I drammi avvenuti in paesi come l’Italia, Portogallo e la Grecia sono solo l’esempio di quanto sia urgente affrontare la questione per evitare un ulteriore impatto negativo sulla vita reale dei cittadini europei. Un campanello di allarme senza precedenti che gli stati europei non possono più permettersi di ignorare.

Le emissioni di CO2 derivanti dall’uso e dal consumo di combustibili fossili continuano a giocare un ruolo rilevante sul riscaldamento del pianeta. L’Europa può e deve fare qualcosa per contribuire a invertire questa tendenza, adottando misure concrete che possano apportare trasformazioni rapide ed efficaci in settori come l'energia, l'industria e le infrastrutture.

Per questo, in quanto presidente dell’organo che rappresenta gli interessi dei cittadini europei, le chiedo di fare pressione sulla Commissione europea affinché venga introdotta una legislazione comunitaria che rafforzi e integri le attuali norme su clima ed energia, al fine di disincentivare il consumo di combustibili fossili in tutti i settori e incentivare il ricorso alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico.

Le chiedo in modo particolare che venga:

  • Introdotto un prezzo minimo sulle emissioni CO2 che parta da 40 per ogni tonnellata di CO2 prodotto a partire dal 2020 fino ad arrivare al prezzo di 100 entro il 2030.
  • Abolito l’attuale sistema di permessi gratuiti per chi inquina.
  • Introdotto un meccanismo di adeguamento alle frontiere per le importazioni da paesi terzi, in modo tale da compensare il minore prezzo sulle emissioni di CO2 nel paese esportatore.

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